esperimenti sui bambini

familiarità - non sorpresa - sorpresa !

 

Da dove proviene la conoscenza che l'uomo possiede delle proprietà degli oggetti del mondo fisico e delle leggi della fisica che ne regolano il comportamento ?

Secondo Elizabeth Spelke, antropologa statunitense, molte delle conoscenze di cui il bambino dispone non gli derivano dall'esperienza, ma sono parte del suo patrimonio biologico.

La sua teoria viene confermata da due esperimenti.

Spelke sostiene la forma più forte di innatismo: innatismo rappresentazionale.

I bambini nascono con conoscenze dominio-specifiche sugli oggetti del mondo fisico. Le rappresentazioni che sottostanno al dominio della fisica sono prespecificate e innate.

Alla nascita è presente una ricca struttura rappresentazionale che consente al bambino di interpretare l'esperienza.

La percezione si sviluppa a partire da alcuni principi specificati per via innata che le sono propri, e non a partire dall'esperienza percettiva e dall'azione sul mondo.

Questo modello si basa su due principi avvalorati da alcuni esperimenti con i bambini:

1- Le origini della conoscenza (Active representation thesis)

I bambini sono capaci di rappresentarsi e di ragionare sugli aspetti e sulle proprietà del mondo fisico.

Attraverso il ragionamento sulle rappresentazioni il bambino può conoscere aspetti del mondo dei quali non ha esperienza percettiva diretta.

Ad esempio i bambini nei primi sei mesi di vita sono in grado di rappresentare la presenza di un oggetto che è fuori dalla loro vista, e di fare inferenze sulla base di tali rappresentazioni per ottenere nuove informazioni sul comportamento dell'oggetto.

1.1 primo esperimento: familiarizzazione dei bambini

Per il primo esperimento ci avvaliamo di bambini dell'età di 4 mesi. La prima situazione si svolge così: uno schermo viene abbassato e nasconde una porzione della vista ai bimbi. La palla cade dietro lo schermo. Quando lo schermo si alza, la palla resta alla base del piano. In tutto il tempo, i bambini guardano annoiandosi.

first experiments: familiarizing

1.2 primo esperimento: non sorpresa (routine)

Per il secondo scenario aggiungiamo una piattaforma sopra la base del display. Lo schermo si abbassa e la pallina casca dietro lo schermo. Quando lo schermo si rialza, la pallina resta sulla base superiore, osservando i bambini vediamo che la loro reazione anche a questo esperimento è misurata... Perchè capiscono la consistenza.

first experiments: no surprises

 

1.3 primo esperimento: inconsistenza = sorpresa

La terza situazione è preparata come la precedente ma la pallina cade tra la prima e la seconda piattaforma. I bambini guardano interessati per tutto il tempo. L'esperimento spiega che i bambini spendono molto tempo a riguardare lo scenario tra la prima e la seconda volta. La Spelke conclude che i bambini guardano interessati di più un evento impossibile che non può accadere.

Ogni bambino capisce che gli oggetti si muovono contro le leggi della fisica.

 

 

2.1 secondo esperimento: familiarizzare i bambini = noia

Per il secondo esperimento Spelke utilizza bambini di 21-2 mesi d'età. Nel primo scenario, uno schermo è abbassato sulla parte visibile dello scenario. La palla rotola dietro lo schermo. Quando lo schermo si rialza, la palla resta ancora attaccata alla parete dello schermo: il tempo che i bambini dedicano all'esperimento è stretto.

second experiment: familiarizing

2.2 Secondo esperimento: no sorpresa

Nella seconda situazione, aggiungiamo una barriera al display. Lo schermo viene abbassato e la palla rotola dietro di esso. Quando lo schermo è alzato, la palla resta sul davanti della barriera. I bambini osservano la scena molto calmi.

2.3 Secondo esperimento: sorpresa

Nella terza situazione il set è come il precedente ma quando lo schermo viene abbassato la palla rotola attraverso la barriera finendo sulla parete destra. Come nel primo esperimento, i bambini stanno molto tempo ad osservare un impossibile scenario. La dott.sa Spelke conclude che i bambini di 21-22 mesi stanno molto tempo ad osservare uno scenario impossibile: per la Spelke una conferma attraverso questi esperimenti paradosso cioè che i bambini conoscono già le leggi della fisica, quindi una conferma alle sue teorie e per i disegnatori di giocattoli una idea su come poter colpire l'immaginazione dei bambini e in quale direzione andare.

second ex inconst

 

 

 

 

Le implicazioni per lo sviluppo sono:

- i bambini piccoli conoscono molto di più sul mondo degli oggetti di quanto ritenesse Piaget, anche se non conoscono tutto.

- la mente del bambino non è assalita da stimoli caotici e indifferenziati, ma è attrezzata per incanalare, organizzare e interpretare l'informazione sensoriale.

- Lo sviluppo procede in modo continuo non implica rivoluzioni concettuali.

- Il ruolo dell’ambiente e dell’esperienza si riduce a quello di INNESCO.
Attraverso l’esperienza i principi e le conoscenze specificate per via innata si arricchiscono sempre di più.

I principi innati fungono da base per il successivo apprendimento, dirigendo l’attenzione del bambino sugli aspetti più rilevanti dell’input.


Lo studio dei processi che guidano la comprensione del mondo alla nascita e nella prima infanzia può aiutare a indagare i processi che operano nella mente adulta.

Offre la possibilità di isolare tali processi da tutte le nozioni che si sviluppano nel tempo e che arricchiscono i principi di base del funzionamento della cognizione nell’adulto

 

Per i designer dei giocattoli è interessante soffermarsi sul punto tre degli esperimenti e riflettere, riconsiderando o riprovando gli oggetti con i bambini.

 

Damiano Gonnelli 2007

 

fonti:

Juul, Jasper, Il bambino è competente, Valori e conoscenze in famiglia,Feltrinelli, Milano 1995 -2001

Dott.sa V. Macchi Cassia, Corso di Psicologia dello Sviluppo Cognitivo, 2006

Markson, L., & Spelke, E. S. (2006). Infants' rapid learning about self-propelled objects. Infancy, 9(1), 45-71

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